BUSSI SUL TIRINO. «L’acqua di Bussi sul Tirino è buona, pulita, riforniamo con 800 litri al secondo la vallata del Pescara e le sorgenti. Il flusso che arriva ai cittadini non è quello del sito inquinato che si trova a valle del paese, ad almeno tre chilometri di distanza, ma quelle delle falde a monte quindi sicure». Non ci sta il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, ad accettare «il massacro mediatico di un paese lanciatissimo a livello turistico con migliaia di persone che arrivano da tutta Italia per navigare il fiume» tornato alla ribalta nazionale per «l’altissima concentrazione di mercurio, piombo, diossine e bifenili policlorurati» denunciati dall’Arta nel fiume Tirino in cui si riversano i veleni delle discariche 2A e 2B.
E proprio Lagatta annuncia la data degli interventi di bonifica «che cominceranno il prossimo primo ottobre» per concludersi, esclusi ritardi, 720 giorni dopo, il 21 settembre 2024. «Non può passare a livello mediatico la notizia che il fiume Tirino è inquinato, è necessario ripristinare la verità», attacca Lagatta, «lo è solo la parte che confina con i terreni coincidenti con le discariche 2A e 2B, in zona Bussi officine. Le acque sono pulite, invece, nell’alveo che risale il paese, a tre chilometri di distanza, ed è la stessa Arta a registrarlo con i suoi rilevamenti. Io non sono solo il sindaco di Bussi officine, ma lo sono anche di Bussi sul Tirino, dove le nostre acque sono tra le più pulite d’Italia, tanto è vero che riforniamo la sorgente e la vallata del Pescara con 800 litri al secondo, con previsione di aumentare la portata, se sarà possibile. I cittadini sanno la verità, bevono le acque delle falde che sono a monte» delle zone avvelenate.
Promette, il sindaco Lagatta, di vigilare sugli interventi di drenaggio e messa in sicurezza dei terreni inquinati: «Dal 2010 sono disponibili 50 milioni di euro mai utilizzati per il risanamento dell’area inquinata. Sono pronto a denunciare per la seconda volta il ministero della Transizione ecologica, dopo la sentenza a nostro favore da parte del Consiglio di Stato, se non rispetterà il cronoprogramma di avvio dei lavori previsti per il primo ottobre».
La ditta vincitrice dell’appalto è la Dec Deme incaricata dal ministero già dal 2021 a bonificare l’area. Si prevede la rimozione con le ruspe del materiale inquinato, che con ogni probabilità raggiunge gli 8 metri di profondità nel terreno, e il trasferimento dei detriti avvelenati in uno dei 30 siti autorizzati in tutta Italia.
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