PESCARA. Oggi e domani prepariamoci a lunghe code davanti ai distributori di carburante. Nel Pescarese si prevede un’adesione massiccia allo sciopero dei benzinai che durerà 48 ore, dalle 19 di martedì 24 alla stessa ora di giovedì 26. In autostrada, impianti chiusi dalle 22 di martedì alle 22 di giovedì. In Abruzzo in totale ci sono 637 distributori; 139 dei quali nella provincia di Pescara. Solo il capoluogo adriatico ne conta 41. Nel numero sono comprese anche le pompe bianche, in tutto una decina, che con ogni probabilità non parteciperanno alla serrata. Potrebbero restare aperti anche gli impianti self service gestiti direttamente dalle compagnie petrolifere.
«Noi invitiamo chi si occupa delle pompe bianche a partecipare allo sciopero. È importante per tutta la categoria», sottolinea Luciano Di Simone, presidente della Figisc/Confcommercio Pescara. «Protestiamo perché non riteniamo valide e soddisfacenti le proposte del governo. Sono aleatorie e scaricano su di noi le responsabilità».
Dopo l’ultimo tavolo, il governo tramite il ministro Adolfo Urso ha aperto a delle modifiche al decreto come l’obbligo di comunicazione dei prezzi della benzina settimanale e più non giornaliero e ad ogni variazione del prezzo; la chiusura per omessa comunicazione dopo quattro omissioni nell’arco di due mesi e da uno a 30 giorni; sanzioni per omessa comunicazione da un minimo di 200 a un massimo di 800 a seconda del fatturato dell’impianto (prima raggiungevano i 6.000 euro). «Ci aspettavamo altro», sottolinea Di Simone, «il punto è che resta il messaggio che siamo una categoria da tenere sotto controllo perché speculiamo. Noi non speculiamo e non aumentiamo niente. Con i prezzi non c’entriamo nulla. I prezzi li fanno le compagnie, noi li dobbiamo solo applicare. Si tende a scaricare sulla nostra categoria responsabilità che non abbiamo. E questo non ci sta bene. Ciò che è riportato nel decreto non ha senso. La questione su cui fino all’ultimo istante speriamo si torni indietro è quella dell’esposizione dei cartelli, che genera solo confusione. Durante il tavolo», spiega il rappresentante della Figisc, «abbiamo proposto di creare una app da scaricare sul telefonino che sostituisca l’obbligo di esporre il cartello con il prezzo medio regionale. Per noi i cartelli sono un’aggravante di spesa. Fra l’altro», prosegue, «non capiamo perché noi dobbiamo essere l’unica categoria che deve comunicare i prezzi. Tutto questo è assurdo. Ripeto, non siamo noi ad aumentare i prezzi. Anzi, noi per primi abbiamo chiesto di congelare l’aumento delle accise».
«Non ci stiamo arricchendo», sottolinea Giuseppe Parisse, del coordinamento Faib Abruzzo Confesercenti, «la crisi colpisce noi come tutti. L’unica cosa che il governo ci ha concesso è stata la riduzione delle sanzioni, per il resto tutto è come prima. C’è una cosa che molti non sanno, ossia che il 60% dei gestori il prezzo la mattina lo trova già sulla “bandiera”. Infatti, nella maggior parte dei casi viene comunicato da remoto dalla compagnia di appartenenza. Sono minimi i margini discrezionali. Il guadagno medio di un gestore va dai 3 ai 6 centesimi al litro, a seconda di alcuni fattori, come il tipo di impianto o la zona. La media è di 41 euro per mille litri. Da non sottovalutare, inoltre, che gli operatori il carburante lo pagano alla consegna, non c’è alcun tipo di dilazione». Parisse comunque allo sciopero non aderirà: «Io personalmente non aderisco perché penso che non risolva il problema. O si fa ad oltranza o così non serve a niente. Alla fine non creerà disagi a nessuno, ma nel caso vantaggi a qualcuno».