SAN VALENTINO. Raffica di furti a San Valentino e nei comuni circostanti, così tanti che interviene il parroco con un appello social, sottolineano di aver sperimentato e visto “con i miei occhi la paura della gente”. Sono le parole di don Rocco D’Orazio che ha affidato a Facebook un lungo sfogo. 

“Cronaca di una notte di paura”, scrive il sacerdote, “Non è il titolo dell’ultimo best seller, ma la mia personale esperienza vissuta questa sera. Sono ormai diversi giorni che nei paesi del nostro territorio girano bande di ladri che entrano nelle case e rubano soldi, preziosi e tutto quello che possono ritenere utile, finanche abbigliamento e accessori. Purtroppo, le povere persone che incappano in una disavventura tale, si portano dentro un segno in maniera quasi indelebile: si passa dal terrore, che col tempo si ‘mitiga’ in paura, all’ansia che piano piano diventa patologica”.

“Questa sera ero a San Valentino per una riunione programmatica”, dice il parroco, “sono passato un attimo in chiesa, dove si trovavano alcuni volontari del comitato feste che stavano preparando arredi e suppellettili per la processione dell’Immacolata, e ho ascoltato il concitato racconto di diversi furti avvenuti in paese nel giro di poche ore. Sono, poi, andato nel luogo della riunione e abbiamo ricevuto notizia, tramite servizio di messaggistica, di altri tentativi di furto in atto in diverse zone periferiche e, contestualmente, di ‘ronde’, tese a mettere in fuga i delinquenti. E intanto, in paese non si dorme più; tutti sono in allerta perché ogni momento può essere quello buono per ricevere una sgradita visita. Usciti dal luogo della riunione, ho visto macchine percorrere freneticamente su e giù le strade ‘principali’ e ‘secondarie’ del territorio comunale. ‘Visto’, in verità, è una parola grossa dato che la pubblica illuminazione è assai carente nella zona in cui mi trovavo. Per non parlare delle strade più isolate o internate nella campagna. Lì, davvero, sembra di essere nella foresta nera”.

“Mi sono trattenuto”, racconta ancora, “a parlare della situazione con alcuni vicini scesi in strada: ho percepito rabbia, paura, impotenza, solitudine. Rabbia, perché essere una possibile vittima di furto crea una inevitabile reazione di indignazione. Si vorrebbe agire, anche con la ‘forza’, per tutelare la propria intimità domestica, i pochi beni faticosamente guadagnati, la sicurezza della casa e della famiglia. Nello stesso tempo, ho scorto volti spaventati, per sé stessi e, soprattutto, per i loro cari. Come si può stare tranquilli se un gruppo di persone che ‘non hanno nulla da perdere’ ti entra in casa e sei solo/a o ci sono i bambini? Come si può andare a lavoro sapendo di lasciare una persona sola ed indifesa? Questo genera una sensazione di impotenza, che si leggeva su quei volti: ci si scopre, nonostante tutto, fragili e vulnerabili. Non si sa che fare, non si può fare niente. Le persone ‘normali’ non sanno gestire le situazioni ad alto rischio. La peggior cosa è agire senza un addestramento specifico: inevitabilmente si sbaglia, procurando danno anzitutto a sé stessi”.

“E poi”, conclude il prete, “ho constatato la ‘solitudine’ di una comunità senza riferimenti: non c’era nessuno che rappresentasse lo Stato a condividere un momento di difficoltà. Sono transitate per altre strade – il racconto di alcuni passanti in giro di ronda – due pattuglie dei carabinieri, seguendo le tracce di segnalazioni. Ma, fino a che sono rimasto lì, nessuno sviluppo. Insomma, in Italia (io vivo qui e conosco questa realtà) non c’è rimasto più niente. Neanche la possibilità di stare tranquilli a casa propria”.