PESCARA. Sono stati tutti rinviati a giudizio gli otto protagonisti del presunto scandalo mense al Comune di Pescara: per quella mega intossicazione alimentare da Campylobacter (contenuto nelle caciotte consumate durante i pasti) che nel 2018 colpì oltre 200 bambini, di cui 110 finirono ricoverati in ospedale. Il processo si aprirà il 10 novembre.
Il gup Fabrizio Cingolani, ieri, ha accolto la tesi della pubblica accusa sostenuta dal pm Anna Benigni (titolare dell’inchiesta) e ha mandato a processo i quattro rappresentanti della Cir Food, la società che si aggiudicò la gestione delle mense grazie a un appalto da 17 milioni di euro per cinque anni: e cioè Marcello Capuzzi, procuratore speciale della Cir che firmò i contratti di appalto; Massimo Merenda, direttore acquisti; Anna Flisi, responsabile dei sistemi di certificazione; Fabrizio Gazzo, il super controllore degli alimenti. Insieme a loro i due titolari del caseificio Savini di Vicoli, Christian Savini e sua madre Maria Luisa Di Nicola, e i due del caseificio Leone di Sulmona, Angelo ed Eleonora Leone. Il giudice ha dichiarato il non luogo a procedere per il reato di lesioni personali che era contestato a Gazzo, Flisi, e ai due Leone, in quanto tutte le famiglie dei bambini vennero risarcite e ritirarono le querele: in piedi resta ora soltanto una parte civile che è il Comune di Pescara, che ha chiamato in causa, quale responsabile civile, la Cir.
Di frode nelle pubbliche forniture dovranno rispondere Capuzzi, Merenda, Cristian Savini e Maria Luisa Di Nicola; di commercio di sostanze alimentari nocive, invece, Gazzo, Flisi e i due Leone; Savini e Di Nicola anche di «aver detenuto per vendere e per utilizzare, nella preparazione di prodotti caseari a base di latte crudo, latte di massa, contaminato da Campylobacter e pertanto nocivo». Questo perché le indagini coordinate dal pm Benigni e condotte dal comandante dei carabinieri del Nas, Domenico Candelli, provarono che la ditta Savini, inserita quale fornitore nel capitolato di gara, per sopperire alle carenze di caciotte, si sarebbe rivolta al caseificio Leone, che non aveva nessun rapporto ufficiale e non era inserita nell’elenco dei fornitori di prodotti per le mense, che fornì del formaggio realizzato con latte crudo, non consentito, nel quale venne poi trovato il Campylobacter, responsabile dell’intossicazione.
Il lavoro portato avanti dai carabinieri forestali e dai Nas (l’inchiesta prese le mosse proprio dalla denuncia di un carabiniere forestale che fu costretto a ricoverare i suoi due figli) fu complesso, soprattutto perché dovettero fare il percorso inverso per arrivare a individuare chi aveva messo in commercio quelle caciotte, responsabili dell’intossicazione, come accertato anche dall’Istituto Profilattico di Teramo. Nessuno era a conoscenza dell’esistenza del caseificio Leone, che non figurava quale fornitore del Comune: era infatti il titolare del caseificio Savini l’interlocutore ufficiale della Cir che poi diventò una sorta di intermediario perché acquistava le caciotte da Leone e le rivendeva a Cir. Ma quel prodotto non era igienicamente idoneo alla somministrazione. Ora sarà il tribunale ad approfondire la complessa vicenda giudiziaria.