TERAMO. Qualcuno chiederà di essere sentito per respingere le accuse contestate e qualcun altro si affiderà alla memoria difensiva dell’avvocato che l’assiste: è la strada che seguiranno i sei impiegati di tribunale e Procura indagati per truffa nell’ambito di un’inchiesta su presunti casi di assenteismo. Questo dopo che i pm Davide Rosati e Stefano Giovagnoni, titolari del fascicolo, hanno firmato l’avviso di conclusione delle indagini. Accuse pesanti, naturalmente tutte da dimostrare, quelle che i pm hanno messo in capo agli indagati: si va dalla truffa aggravata ai danni dello Stato alle false attestazioni o certificazioni così previsto dall’articolo 55 quinquies del decreto legislativo numero 165 del 30 marzo 2001.
Secondo la Procura tra i sei ci sono dipendenti che hanno attestato, sempre con il cartellino marcatempo, di essere presenti al lavoro quando così non era e che hanno timbrato per altri colleghi in quel momento assenti. Ora gli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memoria difensiva o chiedere di essere ascoltati. Successivamente la Procura deciderà se fare richiesta di archiviazione o chiedere il rinvio a giudizio. La falsa timbratura del cartellino rilevatore delle presenze e marcatempo degli orari di entrata e di uscita integra il reato di truffa, che è aggravata, ai danni dello Stato o di altro ente pubblico, quando si tratta di pubblici dipendenti e recenti sentenze della Cassazione hanno confermato l’iniziale e rigoroso orientamento dei giudici della Suprema Corte su questo tipo di reati soprattutto quando si tratta di dipendenti pubblici.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.