PESCARA. Dovrebbe partire tra gennaio e febbraio la bonifica di una porzione dell’area di risulta dove sono già in corso rilievi e carotaggi indispensabili proprio all’intervento di risanamento dell’area. Poi, una volta conclusa la bonifica, si punterà ai lavori del primo lotto (16mila metri quadri) che prevede la realizzazione di un parco, un silos per i parcheggi (900 posti auto), il terminal bus e viabilità. Un intervento da venti milioni e 600 mila euro circa, come ricordato ieri mattina nel corso della commissione Lavori pubblici che si è svolta proprio nell’area di risulta e che ha visto la partecipazione anche di un funzionario del Comune, Francesca Marzetti.
Proprio nella zona che il Comune mira a trasformare nei prossimi anni, si è riaccesa la polemica tra centrodestra e centrosinistra sui contenuti del progetto e sull’iter seguito fino ad oggi in particolare per quanto riguarda la realizzazione del palazzo della Regione nell’area di risulta. «Nel momento in cui saranno disponibili i risultati dei prelievi in corso», che ora stanno interessando la zona del G Hotel, «si procederà con la gara per la bonifica, in cui progetto va approvato in giunta», è stato annunciato ieri da Pastore. Nella fase attuale «non si perdono posti auto e durante la bonifica si procederà per lotti» ma i tempi dell’intervento non sono ancora noti, essendo legati al tipo di materiale da rimuovere. Quanto al prezzo, può arrivare «al massimo a 2,8 milioni di euro». Nel frattempo, ha aggiunto, «si manderà a gara l’appalto integrato per la realizzazione della progettazione esecutiva del primo lotto e i lavori». Quanto al secondo lotto, non ancora finanziato, prevede un’area verde di fronte al Bingo, il secondo silos nella zona nord, una camminata che collega l’area della ferrovia a corso Umberto, un parcheggio sotterraneo con 400 posti auto e verde.
La sede della Regione è stata immaginata subito dopo la vecchia stazione ferroviaria (lato corso Vittorio Emanuele), dove la precedente amministrazione aveva previsto una struttura turistico culturale. Ma non è stato ancora sottoscritto l’accordo di programma che fissa i paletti per la realizzazione dell’opera e i tempi. Per ora si è espresso il comitato Via (Valutazione di impatto ambientale) della Regione che ha escluso la necessità di sottoporre a valutazione di impatto ambientale il nuovo progetto dell’area di risulta e su questo punto ieri si è riaccesa la polemica. Non resterà a guardare il consigliere Carlo Costantini che ha annunciato battaglia. «Voglio andare fino in fondo», ha detto parlando della «possibilità di ricorrere al Tar» contro la decisione del Comitato Via, e lo farà insieme «a tutte le associazioni che si sono dichiarate contrarie». Polemico anche il Pd, con i consiglieri Marco Presutti e Stefania Catalano. «Per 35 anni», ha detto Presutti, «è stata sognata la riqualificazione di quest’area pensando a una funzione attrattiva ma questo progetto non ha niente di attrattivo. È stata scelta una sede istituzionale, quella della Regione, ma scelte di questo genere non si fanno da nessuna parte, in Italia». Tra le critiche dalla minoranza «la presunta mancanza nella sede della Regione di uffici per il front office», che generano movimento. «Si è deciso di far decidere la Regione», ha commentato Marinella Sclocco che avrebbe preferito «una struttura attrattiva, per attirare gente in centro e rilanciarlo e invece nel fine settimana il palazzo sarà chiuso». «Per il secondo lotto non ci sono i fondi», ha messo in evidenza Erika Alessandrini (M5S) che vede in questa operazione un «atto di arroganza. Si obbliga la città a sottostare alla volontà di due persone che hanno sottoscritto l’intesa bypassando l’accordo di programma». Ma per Pastore non è così. «Per noi», ha detto, sarebbe un sogno avere la sede unica della Regione a Pescara».