PESCARA. Gli spari, le urla, i corpi a terra insanguinati e poi il fuggi fuggi generale. Ieri a Pescara scene che non si erano forse mai viste prima. Mai in una zona centrale davanti agli occhi di tanti bambini, che stavano giocando. Mancavano pochi minuti alle 20 quando la città è stata sconvolta da un agguato a mano armata, che si è consumato nel giro di pochissimi secondi nel bar del Parco, fra via Ravasco e la strada parco, quella in cui ogni giorno si incontrano, passeggiano, corrono e vanno in bici centinaia di pescaresi.
L’AGGUATO Agguato in cui è stato ferito a morte l’architetto Walter Albi, 66 anni, nato a Chieti e residente a Francavilla al Mare; in gravissime condizioni la persona che era insieme a lui, Luca Cavallito, 49enne residente a Montesilvano, ex calciatore di categorie minori e con qualche precedente per droga. Mentre stavano mangiando delle pizzette, seduti attorno ad un tavolino, nella veranda del locale, sono stati improvvisamente investiti da una raffica di colpi. A sparare, come hanno raccontato subito i testimoni, un uomo con un casco integrale in testa e una vistosa fascia bianca, scappato via prima a piedi e poi in sella ad uno scooterone. Qualcuno ha anche riferito di aver notato che indossava una maglietta di colore fucsia. Per Albi non c’è stato nulla da fare. Niente hanno potuto i soccorritori del 118, arrivati sul posto con due ambulanze medicalizzate. È stato colpito al torace, all’addome e poi fra il collo e la spalla; Cavallito, invece, al torace e alla bocca. Trasportato in codice rosso in ospedale, in serata è stato sottoposto ad intervento chirurgico. Le sue condizioni sono considerate gravissime. Sul posto, insieme ai sanitari, polizia, scientifica, carabinieri, subito dopo il questore Luigi Liguori insieme al dirigente della squadra mobile, Gianluca Di Frischia, il procuratore capo Giuseppe Bellelli e il sostituto Andrea Di Giovanni. Fra i primi ad intervenire sul luogo della tragedia anche il sindaco Carlo Masci e il vice sindaco Gianni Santilli, che abita proprio nel palazzo di fronte. Immediatamente sono scattate le ricerche del killer e visionate le telecamere presenti dentro e fuori il locale, sentiti testimoni.
IL TERRORE Ascoltati innanzitutto, i titolari del bar, che proprio ieri aveva riaperto i battenti dopo uno stop di 10 giorni. Sono stati proprio loro, nascosti sotto un tavolino, e con voce bassissima per paura di essere ascoltati a dare l’allarme. «Venite subito», ha detto uno dei due all’operatore del 118, «qui hanno sparato e ci sono dei feriti». Anche altri clienti, presi dal panico, si sono rifugiati sotto i tavolini mentre altri hanno cercato di portare via i bambini che stavano giocando, chi sulla strada parco, chi proprio davanti al locale. Persone in bicicletta hanno iniziato a gridare: «Scappate, scappate, stanno sparando a tutti». I colpi sono stati sentiti anche nelle strade vicine e nei locali vicini tra cui Kidland Viking dove era in corso una festa con tutti bimbi piccoli. In un attimo, il panico vero e l’incredulità. L’incredulità che in una città come Pescara potesse essere accaduto un fatto del genere.
REGOLAMENTO DI CONTI
Un regolamento di conti in piena regola. Il killer è stato visto dai tanti testimoni e dalle telecamere parcheggiare lo scooterone su via Ravasco, a qualche metro di distanza dal bar, poi a piedi percorrere un tratto di marciapiede, avvicinarsi alla veranda del locale in cui Albi e Cavallito stavano facendo l’aperitivo e, senza preoccuparsi delle persone presenti, in maniera fredda aprire il fuoco. Uno, due, tre, quattro, cinque colpi. Per qualcuno erano tanti, anche di più. Forse sette. Quando poi ha visto i due accasciarsi, si è allontanato. Cavallito in realtà ha provato ad un certo punto anche a rialzarsi, ma non ce l’ha fatta. Il killer nel frattempo ha raggiunto lo scooterone ed è scappato a tutta velocità per via Vittorio Veneto, lasciando dietro di sé sangue e terrore. Una esecuzione vera e propria. L’ipotesi è che chi ha premuto il grilletto avesse con i due dei conti in sospeso.
LA PISTA DELLA DROGA
I precedenti di Cavallito fanno pensare che forse sotto possano esserci questioni legate alla droga, forse un debito. Da subito si è iniziato a scavare nella vita dei due. A Pescara, un’altra esecuzione che ricorda quella di ieri c’era stata nel gennaio del 2012 in via De Amicis. Ad essere ucciso da una raffica di colpi, il commerciante Italo Ceci, bandito redento della banda Battestini che con le sue dichiarazioni fece arrestare un bel po’ di ex compagni. Ultimamente, a sconvolgere la città, gli spari in piazza Salotto per futili motivi contro il 23enne Yelfry Guzman.