ALBA ADRIATICA. Tre ragazzi, due di Teramo e uno di Cermignano, circondati da un branco di una decina di coetanei (ancora non identificati) e picchiati a sangue: uno di loro è in ospedale con lesioni gravi. Un’aggressione ingiustificabile, vigliacca e senza senso; un autentico pestaggio condotto da tanti contro pochi senza un reale perché. Un episodio che riporta l’attenzione sulla riviera di Alba Adriatica, luogo per eccellenza del divertimento giovanile estivo ma anche degli eccessi che la cosiddetta movida porta con sé.
Il fatto è avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì ed è stato reso noto ieri da amici di una delle vittime. Il Centro ha poi rintracciato la madre del ragazzo più grave, della quale omettiamo le generalità per tutelare il diritto alla riservatezza del figlio. La donna, che di professione fa l’avvocato, ha ricostruito così la vicenda: «Giovedì notte alle 2.30 mio figlio 21enne e due suoi amici suoi coetanei sono usciti da un locale sul lungomare di Alba dove si fa musica e hanno attraversato la strada per riprendere l’auto. Hanno trovato sul loro percorso dei monopattini e uno dei tre ne ha urtato uno facendolo cadere. Appena è accaduto questo, sono stati accerchiati da un gruppo di una decina di giovani _ a quanto sembra alcuni di colore, altri italiani _ che stavano seduti poco più avanti in un locale di kebab. Prima insulti e minacce, poi le botte. Mio figlio ha un ricevuto un primo colpo da dietro con un oggetto contundente, per cui ha riportato un taglio netto del padiglione auricolare, suturato con sei punti, e poi è stato picchiato mentre era a terra riportando fratture del naso e dello zigomo e due denti spezzati. Forse gli servirà un intervento chirurgico, è ricoverato a Teramo in chirurgia maxillo-facciale. Anche gli altri sono stati colpiti e minacciati da un ragazzo di colore con un taser, uno dei due è caduto a terra come mio figlio e mentre era giù gli schiacciavano una tempia con i piedi. Anche lui ha il naso fratturato, ma non è ricoverato. Il terzo ragazzo ha subìto ferite non gravi e non si è fatto refertare. Gli aggressori a un certo punto si sono fermati da soli, altrimenti poteva finire molto peggio, e sono andati via, peraltro senza prendere il monopattino che era stato preso a pretesto dell’aggressione. Mio figlio e gli amici non hanno chiamato subito i soccorsi, l’istinto è stato quello di scappare e riprendere la macchina. Durante il tragitto perdevano sangue, si sono resi conto che dovevano andare in ospedale e si sono fatti curare al pronto soccorso di Teramo».
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