PESCARA. «Una mente libera e controcorrente», «un uomo concreto con una forte attrazione per il trascendente». Un imprenditore «attento alle esigenze dei suoi dipendenti», amante dei viaggi e fortemente legato alla famiglia e alle amicizie. Così viene ricordato Giuseppe Menozzi, pescarese di origini emiliane, patron della fabbrica di liquirizia di Atri, morto ieri mattina in ospedale all’età di 75 anni, compiuti il 20 marzo scorso. Una settimana fa era stato ricoverato per l’aggravarsi di una polmonite, dopo aver lottato negli ultimi due anni contro un male che aveva sconfitto. Lascia la moglie Paola Totoro, figlia dell’avvocato Enrico; il figlio Angelo, 45 anni, la nuora Lukelly De Paula, i nipotini Leila ed Elia, 4 e 2 anni. Il ringraziamento particolare della famiglia va all’oncologo Francesco Pantano. Oggi alle 13, nella chiesa di Sant’Antonio, in viale Sabucchi, sarà celebrata una liturgia della parola (le messe sono sospese al venerdì santo) per quanti vorranno dire addio all’imprenditore della liquirizia che in vita ha espresso il desiderio di essere cremato e le sue ceneri cosparse in mare. «Mio padre», ricorda con commozione il figlio Angelo, amministratore della Menozzi-De Rosa 1836 con 60 dipendenti ad Atri, «era una mente libera, controcorrente, fuori dagli schemi. Aveva un grande rispetto per i lavoratori e il loro vissuto, ma non è stato un imprenditore nel senso classico del termine. Come padre è stato un grande esempio, e più delle parole, contavano i suoi insegnamenti». Amava viaggiare, Menozzi. Uno dei luoghi dell’anima era Auroville, nel sud dell’India, ma adorava anche la Grecia. Giuseppe Menozzi, classe 1947, con il defunto fratello Mario, tra gli anni ’60 e ’70 ereditò l’azienda sviluppata dal padre Aurelio, emiliano di Villa Argine, ex postino ed ex dipendente della fabbrica di confetti De Rosa, nella quale era entrato grazie al suggerimento di un amico. Dal 1950 Aurelio accresce lo stabilimento di Atri e ne fonda un altro in via Roma a Montesilvano, per poi riaccorpare le sedi mantenendo i 100 dipendenti. Il dolore dell’amica di famiglia, l’ex assessore comunale Paola Marchegiani: «Giuseppe una personalità bella, senza convenzioni, profonda, un uomo sincero, immediato, complesso, intelligente, dolce e aspro insieme, pieno di passioni e di contraddizioni. Professionalmente è stato un imprenditore non formale. Aveva una sua originalità nel comportamento e un’anima trascendente, andava spesso in India, una vita sempre alla ricerca di una sua interiorità. Ci mancherà molto».
«Papà», conclude Angelo, «amava definirsi un “maverick”, anticonformista e ribelle, come i cowboy chiamavano il bestiame nato libero e non sottomesso a nessun genere di catene».