PESCARA. «La Misericordia è la mia seconda pelle». Così diceva sempre a tutti Gianfranco D’Incecco, 69 anni, storico fondatore (34 anni fa) ed ex governatore della Confraternita tra il 2005 e il 2009, morto domenica alle 15 nel reparto di Chirurgia dell’ospedale di Pescara, dopo aver combattuto per cinque anni contro una malattia. Lascia addolorati la moglie Mimma Miceli, siciliana di Enna, la figlia Valentina, il genero Giannandrea, i nipotini Mattia e Chiara, 11 e 7 anni, i cognati Giuseppe, Paola e Alessio e gli altri nipoti, Marco, Fabio, Daniele, Martina e Alessandro. I funerali si svolgeranno oggi alle 10.30 nella chiesa di Sant’Andrea. Il feretro muoverà intorno alle 9 dall’obitorio dell’ospedale e farà tappa nella sede della Misericordia di strada delle Fornaci 2, a Zanni, dove sarà accolto dal governatore Cristina D’Angelo e i tanti colleghi volontari con i quali ha operato fianco a fianco per tre decenni, salvando migliaia di vite. Dopo una breve sosta nella sala convegni che sarà intitolata a lui, e una preghiera davanti alla Madonnina da lui stesso voluta all’angolo della strada, la salma ripartirà scortata da un corteo di ambulanze che percorrerà la Nazionale, viale Bovio, corso Vittorio, fino a Sant’Andrea. D’Incecco sarà sepolto con la sua divisa giallo-ciano, nel taschino la penna e gli occhiali.
Dopo anni in Croce Rossa, D’Incecco, pescarese di via Nicola Fabrizi, fonda, con la benedizione di monsignor Antonio Iannucci, la prima Confraternita della Misericordia a Pescara, insieme a Mario, Mauro e Lualda Marchizza, Alessandro Cerrone, Domenico D’Artista, Lelio Lepore, Mariano Fasciani, Massimo Zaffiri, Giovanni Viscardi, Giampiero D’Incecco e Michele Italiani. Era il 13 ottobre 1988. La prima fu in via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Fisioterapista al don Orione fino al 2017 – il 2 dicembre, giorno del pensionamento scoprì la malattia – D’Incecco è stato promotore del progetto “Mani Tese” col quale ha sostenuto iniziative ricreative e culturali rivolte a tantissimi portatori di disabilità, anche della Fondazione Paolo VI e autore di un libro sulla storia della Misericordia.
«Era la sua seconda pelle, diceva sempre a tutti», ricorda la moglie Mimma in lacrime, «me lo ha fatto anche scrivere su una foto, poche ore prima di morire. Era la sua vita. Da piccolo giocava con le ambulanze, era devoto di San Pio, della Madonna e papa Giovanni Paolo II, amava il sole, il mare, lo sport, la fotografia, il suo sogno era immortalare Rocca Calascio. Con i nipoti Mattia e Chiara aveva un rapporto speciale. Amava i bambini, ne ha aiutati tanti e aveva sempre una parola buona per tutti, sempre col sorriso».
«Proviamo grande tristezza», dice commossa il governatore D’Angelo, «perdiamo un pilastro, un grande uomo, buono e dolce, che amava persino i colori della Misericordia, lo scorteremo nel suo ultimo viaggio e ci mancheranno i suoi insegnamenti». «È stato un esempio per tanti giovani», rimarca Berardino Fiorilli, governatore tra il 2014 e il 2017, «il mio impegno nel volontariato lo devo a lui che mi ha insegnato l’umiltà nel servizio. Perché così era Gianfranco, umile, e la sua opera silenziosa ma concreta». «Sono profondamente addolorata, quanti servizi insieme allo stadio», rimembra la collega Elisabetta Tatonetti, «c’eravamo anche il giorno della morte di Piermario Morosini. Una tragedia che provocò un malore alla signora Cornacchia, che soccorremmo sugli spalti». Con Mauro Marchizza, tanti Trofei Matteotti, tante Svolte di Popoli: «Trenta anni fa eravamo pionieri, lui è stato l’anima della Misericordia. Gli dedicheremo la nostra sala convegni».