TERAMO. L’ordinanza di non potabilità per l’acqua dell’Aquila emessa ieri in seguito alla presenza di tracce di toluene scoperte dopo lavori di verniciatura nel traforo del Gran Sasso, ha riportato alla mente di molti teramani quanto avvenuto nel maggio del 2017 e per cui è in corso il maxi processo sull’acqua. La Ruzzo Reti, in una nota, rassicura e sottolinea come le ordinanze di non potabilità dell’acqua emesse per il territorio aquilano che si servono dalla sorgente del Gran Sasso non riguardano il Teramano. «Da ieri alle 10, infatti, Strada dei Parchi aveva programmato lavori di verniciatura lungo il Traforo del Gran Sasso», si legge nella nota, «Ruzzo Reti, avendo preventivamente analizzato i rischi del caso, a partire dalle 9.50 (prima dell’inizio dei lavori) ha messo a scarico l’acqua, evitando rischi di anomalie nelle reti teramane che invece si sono registrate nel versante aquilano. Le analisi effettuate dal Sian della Asl di Teramo hanno confermato che i campioni di acqua dell’acquedotto teramano prelevati – più volte nella giornata di ieri – risultano conformi ai requisiti previsti per la potabilità. La popolazione della provincia di Teramo può quindi continuare a fare uso, compreso quello alimentare, dell’acqua del rubinetto».