TERAMO. L’obiettivo è quello di «mantenere sempre alta l’attenzione su un problema che nonostante un processo in corso e vari proclami è ancora ben lontano dalla soluzione».
Così il medico teramano di base Elso Castelli che, nella sua veste di presidente del comitato “Azione Popolare” che nel 2019 ha raccolto oltre tremila firme in Abruzzo per chiedere un referendum sulla dismissione dei laboratori di fisica nucleare, ieri mattina si è ritrovato davanti al tribunale teramano insieme ad altri esponenti in occasione della presentazione alla Procura teramana di un esposto sui fatti avvenuti qualche settimana fa all’Aquila. Il caso è quello avvenuto l’8 giugno scorso quando tracce di toluene vennero trovate dall’Arta nell’acqua che sgorga dal Gran Sasso, lato L’Aquila. Ci fu un’ordinanza di non potabilità emessa dal Comune aquilano ma subito revocata perché a distanza di tre ore il toluene era scomparso.
Secondo Castelli l’episodio, che sarebbe legato ai lavori di rifacimento della segnaletica nel traforo del Gran Sasso, non è stato un falso allarme ma un qualcosa che potrebbe nuovamente ripresentarsi sia sul versante aquilano sia su quello teramano. «L’acqua è la nostra ricchezza», dice, «ma gli anni continuano a trascorrere e nulla sembra cambiare. Anzi gli episodi si ripresentano. Per questo abbiamo presentato un esposto per chiedere di fare chiarezza». È probabile che l’esposto consegnato a Teramo venga inviato, per competenza territoriale, alla Procura aquilana.(d.p.)
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