MONTESILVANO. Si chiude con tre assoluzioni e sei rinvii a giudizio un procedimento (originariamente erano due i filoni, poi riuniti davanti al gup) sull’accoglienza ai migranti in un immobile di via Togliatti a Montesilvano, preso in affitto dal Comune a cavallo tra il 2018 e il 2019 (progetto Sprar). Un immobile che nel 2020, gestito dall’Azienda speciale, fu anche sequestrato dal gip di Pescara. In un primo momento, l’inchiesta aveva interessato 13 indagati fra cui l’ex sindaco Francesco Maragno e l’attuale Ottavio De Martinis, entrambi poi risultati estranei e archiviati. Ieri, davanti al gup Fabrizio Cingolani, in tre hanno deciso per il rito abbreviato e sono stati tutti assolti: Domenico Capitanio (gestore di fatto dell’immobile, difeso da Vincenzo Di Girolamo) assolto per non aver commesso il fatto; Eros Donatelli (direttore dell’Azienda speciale, difeso da Federica Liberatore) assolto perché il fatto non sussiste; Luca Cirone (commissario dell’Azienda speciale, difeso da Ugo Milia) assolto perché il fatto non costituisce reato. Il pm in aula, Marina Tommolini, aveva chiesto l’assoluzione per Donatelli e la condanna per Capitanio (un anno e mezzo) e Cirone (un anno e tre mesi).
Dovranno invece affrontare il processo, perché rinviati a giudizio dal giudice, Valeriano Mergiotti (dirigente del settore pianificazione e territorio); Giorgio Montesi (tecnico dello stesso settore); Guido Giansante (responsabile del procedimento dello stesso settore); e poi la proprietaria dell’immobile, Valentina Capitanio, e due tecnici, Adelmo Di Felice e Davide Riti. I reati contestati dall’allora pm che istruì il procedimento, Salvatore Campochiaro, vanno a vario titolo dall’abuso d’ufficio al falso, alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L’inchiesta ruotava attorno a presunte irregolarità urbanistiche e igienico sanitarie che sarebbero state taciute, stando all’accusa (anche se Domenico Capitanio è stato assolto), per ottenere dal Comune il via libera per affittare quell’immobile e adibirlo a “rifugio” per i richiedenti asilo. La procura contesta anche alcune relazioni tecniche attestanti l’idoneità dell’immobile che, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato abusivo in quanto solo parzialmente risultante residenziale, mentre per il resto si sarebbe trattato di locali di sgombero, oltre a «svariate problematiche di carattere igienico-sanitario». Da qui la presunta truffa perché, «inducendo in errore il sindaco dell’epoca e il suo vice che attestavano la piena utilizzabilità ai fini del progetto di accoglienza del predetto stabile, li inducevano ad ammettere ai finanziamenti previsti il progetto del Comune».
Ora tutte le contestazioni dovranno passare al vaglio del collegio del tribunale che il 18 aprile prossimo aprirà il dibattimento per tutti quelli che hanno scelto il rito ordinario e sono stati rinviati a giudizio. Certo le tre assoluzioni avranno comunque il loro peso nell’economia del processo che si prevede peraltro lungo con una serie di testimoni che saranno chiamati a sostenere le tesi dell’accusa e della difesa. Delle parti offese nessuna è comparsa ieri: il Comune di Montesilvano, il ministero dell’Interno e la persona che con il suo esposto fece partire l’inchiesta.