La guerra nel loro Paese è ancora in corso, ma già tanti profughi ucraini hanno deciso di ripartire per tornare nella loro casa. Sono decine infatti i rifugiati accolti in Abruzzo che nell’ultima settimana sono saliti sui bus per compiere il percorso inverso e rientrare nelle loro città nella zona occidentale dell’Ucraina, quella meno interessata dal conflitto, ma anche a Kiev, dove di recente si è allentata la morsa dell’esercito russo.
Lo fanno soprattutto per riabbracciare i cari che hanno lasciato in Ucraina in vista della Pasqua ortodossa, che si celebra il 24 aprile.
Questo, mentre continuano comunque i flussi in arrivo da chi scappa dalla parte orientale, dove invece la guerra c’è ancora con tutta la sua devastazione. Nel fine settimana si è infatti raggiunta la quota di 4mila ucraini accolti in regione.
TANTI TORNANO A CASA
«Solo attraverso la nostra organizzazione, nell’ultima settimana sono una trentina gli ucraini che sono ripartiti per tornare a casa», dice Carlo Sanvitale, uno dei punti di riferimento per gli ucraini in Abruzzo insieme alla moglie Mayya Chupriy. I due sono infatti i responsabili abruzzesi dell’associazione culturale cristiana italo-ucraina.
Anche ieri mattina, davanti alla stazione centrale di Pescara, hanno assistito alcune famiglie che dovevano salire sui pullman diretti alla volta dell’Ucraina. Altri ucraini, accolti in località del Teramano, sono saliti sullo stesso bus salendo a San Benedetto del Tronto.
«Quelli che ripartono sono solitamente i primi ad essere arrivati allo scoppio della guerra. Sono scappati spaventati dall’invasione russa, hanno lasciato casa, lavoro e genitori anziani, mentre in Abruzzo hanno trovato accoglienza a casa di amici e parenti», spiega Sanvitale, «provengono soprattutto dalla zona Ovest dell’Ucraina, in special modo da Leopoli. Qualcuno anche da Kiev. E ora tornano a casa in occasione della Pasqua ortodossa. Qualcuno parte alla volta della Polonia, vuole riavvicinarsi sperando di poter tornare nella sua città il prima possibile».
Sanvitale ha compiuto anche una sorta di primo bilancio della solidarietà degli abruzzesi: «In un mese e mezzo di conflitto, solo con la nostra organizzazione abbiamo raccolto oltre 1.200 scatoloni di beni di prima necessità da portare a chi si trovava sotto alle bombe. Si tratta di una grande mobilitazione degli abruzzesi e degli ucraini già integrati.
MA GLI ARRIVI NON SI FERMANO
Nel frattempo, però, dalle zone più calde dell’Ucraina si fugge ancora, anche verso l’Abruzzo. Il numero di profughi ucraini accolti in regione nel fine settimana ha infatti raggiunto quota 4mila. Per la precisione, sabato pomeriggio erano 4.009, secondo il bollettino quotidiano della Protezione civile abruzzese, quelli che finora hanno raggiunto uno degli otto hub regionali per effettuare la procedura di identificazione per ottenere la protezione temporanea per il permesso di soggiorno e l’assistenza sanitaria.
La maggior parte di loro – ben 2.584 – è ancora ospitata nelle case private. Sono invece 1.244 quelli accolti nelle strutture alberghiere che hanno dato disponibilità. Sono soltanto 181, invece, i rifugiati che si trovano nei centri di accoglienza Cas.
Tra loro ci sono anche 1.041 minori, che hanno necessità di riprendere il proprio percorso scolastico ed educativo.
Quasi tutti i profughi ucraini censiti hanno effettuato il tampone per rilevare eventuali tracce del Covid. Secondo il bollettino della Protezione civile, però, i positivi tra loro sono soltanto 117.
Mentre sono almeno 562 i rifugiati che hanno deciso di ricevere il vaccino anti-Covid. Lo hanno fatto per iniziare il ciclo vaccinale che finora non avevano mai cominciato, oppure per completare quello che avevano iniziato nel loro Paese prima dello scoppio della guerra in Ucraina.
L’OSPITALITà SUL TERRITORIO
La provincia di Pescara è ancora quella con il numero maggiore di ucraini accolti: qui sono 1.380 quelli censiti. La maggior parte di loro è ospitata a casa di amici o parenti o in strutture comunali (835). Sono ancora 505 quelli negli alberghi del Pescarese.
Ma negli ultimi giorni è salito vertiginosamente anche il numero dei rifugiati ospitati nel Teramano: in provincia sono 1.092, si trovano soprattutto negli alberghi che hanno dato disponibilità (673).
A seguire l’Aquilano con 940 ucraini accolti, quasi tutti in centri comunali o a casa di amici e parenti. Stessa cosa per il Chietino, che però ne ospita 597.
Sono solo 23, invece, i posti liberi rimasti nei centri di accoglienza Cas, di cui 16 nell’Aquilano e zero nel Pescarese.